Passeggiare a Coppedè è catartico

Di Nerolla

Incanto, meraviglia e stupore desta la bellezza del quartiere Coppedè. È una danza, quasi in sovrabbondanza, di figure antropomorfe, floreali e faunesche. Fa quasi venire alla mente la frase (della canzone “Gino!” del cantautore Davide De Marinis) “Gino ha perso la testa” pensando all’architetto Gino Coppedé che nel 1915 lo progettò dando inizio ai lavori di costruzione. In tanti hanno cercato di interpretare nella sua interezza il progetto, al di là dell’estetica che ha sedotto cineasti quali Dario Argento (“Inferno”), Richard Donner (“Il presagio”), Mario Bava (“La ragazza che sapeva troppo”) e Franco Martinelli (“Roma violenta”). Fa specie che i titoli dei film menzionati girati nel quartiere siano rispettivamente due horror e due gialli. Alla vista di quelle figure che si stagliano numerose sui palazzi, ora aggettanti in pietra ora mosaicate ora affrescate, c’è chi in realtà è scosso internamente, quasi ad avere inquietudine e tormento. Questo non perché le decorazioni siano mostruose, ma il motivo è che smuovono dentro in profondità fino a risultare catartiche. Ciò che è raffigurato, infatti, è un monito al cambiamento, al rinnovamento, al liberarsi dai fardelli del passato.

Forse per questo, quindi, hanno trovato casa qui film horror e gialli e, probabilmente, anche il leggendario tuffo dei Beatles nella Fontana delle Rane a Coppedè del 1965, che non voleva essere una citazione de “La Dolce Vita” (1960) di Federico Fellini (riprendendo il bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi), ma un atto simbolico di rinascita. Curiosamente, infatti, è dall’anno seguente, il 1966, che la fama dei Beatles s’intreccia a simboli esoterici con misteriose tracce disseminate nei loro album. Si creda o meno a ciò, resta un fatto incontrovertibile legata ai Fab Four (i “favolosi quattro”): la rana torna in “We All Stand Together” di Paul McCartney del 1984, canzone che inneggia allo stare insieme e al non arrendersi e nel cui video animato il coro è affidato alle rane. Ma cosa rappresenta la rana? Innanzitutto, è un animale totem, quindi è uno spirito protettivo; in più, incarna l’invito alla saggezza e alla purificazione: indica il liberarsi dai pesi dell’anima e la via della guarigione. La Fontana delle Rane col suo monito, collocata al centro di Coppedè, piazza Mincio, si fa, quindi, cuore pulsante di un quartiere che sussurra nelle orecchie dei passanti il vento del cambiamento.

Non per niente, in alcune tribù degli indiani d’America gli dèi del vento venivano raffigurati come le lumache, animali presenti tra le decorazioni principali del quartiere, e la lumaca è anch’essa simbolo di rinnovamento. Sull’arco che fa da ingresso trionfale al quartiere, visibile da via Dora, campeggia, inoltre, la testa di un guerriero a ricordare il risveglio interiore dell’individuo che ha il coraggio di cambiare ciò che del mondo non gli è congeniale. Ugualmente, le api presenti numerose nelle decorazioni (simbolo che a Roma si ritrova spesso perché fulcro dello stemma Barberini) raffigurano l’eterna rinascita. Vero è che servono il coraggio e la saggezza del leone, oltre che la potenza e la luce dell’intelletto dell’aquila, per tessere un destino luminoso come ammonisce la tela del ragno; non a caso, tutti e tre gli animali sono rappresentati sulle facciate di Coppedè. In particolare, presso Fontana delle Rane si staglia il Palazzo del Ragno, che esalta l’importanza del lavoro che c’è dietro ad ogni cambiamento. Poco più avanti spicca il cosiddetto “Villino delle Fate” che, omaggiando Firenze, Roma e Venezia, richiama per contrasto il fatto che la magia di cui queste tre città sono dotate è frutto della perseveranza di uomini chiamati ad essere “artefici del proprio destino”. In questo walzer di richiami al rinnovamento, è bello passeggiare tra queste vie lasciandosi ispirare e, quando si coglie la propria illuminazione, regalarsi un piccolo oggetto nuovo a sottolineare l’ingresso in una vita rinnovata. Se si attraversa via Dora, nel weekend si raggiunge l’entrata di Corte Coppedè, in via Tagliamento 6, dove si può scegliere un monile o un abito a contrassegnare il proprio cambiamento. In questa settimana prossima alla Pasqua, visto che il mercatino è ospitato nel cortile della Chiesa Santa Maria Addolorata, non si può non sottolineare, nel pieno rispetto della festa santa, quanto tutta la simbologia di Coppedè riporti in maniera traslata a quello che nella cristianità indica il concetto di Risurrezione.

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