Jasmine Maimone, custode del bello

Di Nerolla

Accuratezza, stile, eleganza, raffinatezza: tutto questo stilla dai monili e dalle porcellane di Jasmine Maimone. Nata a Milano, si definisce una “persona multietnica” e “discepola di Maimonide, il famoso rabbino che veniva da Cordova”.

La sua esposizione si basa su curiosità e bellezze da tutto il mondo: come si è indirizzata a ciò?

“Mio padre era un antiquario, un commerciante, e mi ha insegnato un po’ a collezionare. Assieme a mia madre, mi ha dato in eredità un bagaglio molto internazionale ed ho viaggiato il mondo intero”.

C’è un precetto dei suoi genitori che la guida in maniera particolare a reperire gli oggetti così singolari che espone?

“Mi hanno sempre detto ‘impara l’arte e mettila da parte’, e così facendo ricerco sempre cose uniche, cose antiche, cose che fanno parte della nostra cultura, quindi italiane e belle”.

Come riconosce un oggetto rilevante?

“Mi deve far battere il cuore”.

Un esempio di rarità che ha esposto e che ha incontrato subito il gusto del pubblico?

“Ci sono delle cose borboniche che appartenevano alla mia bisnonna che quando le ho portate in qualche mostra hanno suscitato subito molto interesse per il valore storico, perché non è che sono cose di valore intrinseco, sono cose di valore storico. Ad esempio, cose come un piccolo corallino, che non si trova più adesso in giro e che quindi è raro non perché prezioso in quanto intrinsecamente prezioso, ma raro perché non si trova più e quindi dall’importante valore storico”.

Cosa attrae chi si ferma davanti alla sua esposizione?

“Mi dicono sempre che ho tante belle cose e che ho delle cose molto diverse dalle solite. Di fatti, ogni pezzo è un pezzo a sé e questa è una cosa che è molto gradita al pubblico. Poi faccio anche degli scambi ogni tanto. Io sono una collezionista”.

Come ha alimentato questa sua passione per il collezionismo? Ha letto molti libri d’arte e storici?

“Diciamo che sono nata in mezzo a queste cose. Mia nonna aveva una stanza piena di cose antiche e quando entravo là dentro da piccola sgranavo gli occhi e così mi sono fatta la mia cultura. Poi ho letto anche un po’ di libri”.

C’è un periodo storico che le piace di più?

“Quello Borbonico”.

Da milanese?

“A Milano sono nata, ma le mie origini sono siciliane. Io sono tutto e il contrario di tutto, perché sono cittadina del mondo. Mio padre è italoamericano di origine ebrea e mia madre tedesca, insomma sono un mix di tutto”.

Ci sono molte rievocazioni borboniche, ha mai partecipato ad una di queste?

“No, mi piacerebbe molto. Ho partecipato ad un concorso di bellezza quando ero più giovane, perché ero molto carina, e, per l’occasione, ho indossato un costume nazionale italiano dell’800 molto, molto bello, tipo da contadina. Borbonico no, non mi è capitato”.

C’è un pezzo raro che avrebbe voluto tenere per sé di cui serba il rimpianto di averlo ceduto?

“Forse sì, però siccome le cose non ci appartengono e noi siamo solo dei custodi per il momento che viviamo, il fatto di averla data via una cosa bella mi ha dato la possibilità di cercarne un’altra. Non bisogna attaccarsi alle cose, bensì alle persone, ai sentimenti. Però sì, sicuramente ci sono delle cose che magari mi sarei tenuta, ma va bene così, non ho rimpianti in questo, assolutamente no, anche perché le cose belle le ho date a persone che le apprezzavano e questo mi ha fatto molto piacere. Certo, cerco di darle sempre alle persone che riescono a capire e godere di quello che stanno prendendo”.

È il senso di “custodia” la filosofia che sottende a questa sua passione?

“Sì, questa è la mia filosofia. Io non sono padrona delle mie cose, sono solo una custode che in quel momento le deve gestire al meglio e poi vanno di mano in mano”.

Cos’è che rende Corte Coppedé una vetrina speciale per lei?

“Innanzitutto, il fatto che è attaccata ad una chiesa, quindi c’è un’atmosfera non voglio dire religiosa, ma con una connessione divina. In più, mi piace che molti banchi, che sono in questo cortile, sono selezionati come una piccola nicchia di collezionisti o commercianti che lavorano tutti al meglio e danno il meglio di sé, e questo è molto bello, crea una bella atmosfera”.

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